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Ali di Macaone, Oasi WWF Lago di Burano (foto Fabio Cianchi)

Ali di Macaone (c) Fabio Cianchi

Sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre, raccolta di bruchi con il WWF.  La Riserva Naturale e Oasi WWF del lago di Burano organizza una giornata particolare.  L’obbiettivo è  raccogliere almeno 1000 bruchi.

Ma… perché?

Le farfalle sono ottimi bioindicatori dello stato di salute dei nostri ambienti, che, con la loro presenza o assenza, ci danno informazioni importanti. Per questo, dallo scorso anno, nell’ambito del Programma Clima, in collaborazione con il Museo Civico di Storia Naturale di Roma, in molte Oasi WWF è iniziato un monitoraggio per approfondire la situazione sullo stato di salute delle farfalle.

L’Oasi di Burano per prima, fin dal 1991 si è dotata di un giardino per le farfalle e ogni anno “mette in salvo i bruchi” che verrebbero eliminati con il ricorrente taglio dell’erba. In questo periodo la raccolta è mirata a salvare i bruchi di macaone, una bellissima farfalla gialla con macchie blu e rosse.

Il WWF e le farfalle hanno bisogno di occhi attenti per individuare i mimetici bruchi lungo la strada litoranea del Chiarone, raccoglierli e metterli in salvo all’interno del Giardino delle farfalle presso il Centro Visite.

Appuntamento quindi alle ore 10:00 al Centro Visite di Burano. Alle 13:00 pausa pranzo; chi vorrà potrà usufruire dell’area pic-nic presso il centro, oppure cogliere l’occasione per provare uno dei tanti ristoranti che offrono una cucina tradizionale. Alle 14:30 sarà possibile partecipare ad una visita guidata all’interno dell’Oasi.

Antonio Canu, Direttore scientifico WWF Oasi

Antonio Canu, Direttore scientifico WWF Oasi

Ricordo la mia prima Oasi del WWF. La Laguna di Orbetello. Primissimi anni Ottanta, con due amici dell’Università. Ricordo i colori dell’alba e dell’acqua. Poi quelli dei primi uccelli: il bianco della garzetta, il nero del cormorano, ancora il bianco dei gabbiani e il nero della folaga e poi quelli pastello delle anatre selvatiche.

Ricordo una grande emozione. Era la prima vera volta che “andavo in Natura” ad osservare gli animali e mi sentivo come immerso in una grande avventura. Il che è vero, è sempre così, perché andare in Natura, anche nel prato dietro casa è comunque un’ avventura. Ricordo che avevo un binocolo russo, dalle lenti gialle, comprato al mercato dell’usato e una guida al riconoscimento degli Uccelli d’Europa che ancora oggi, dopo quasi 30 anni, continua ad essere la mia guida preferita.

Di quella prima escursione in un’Oasi del WWF ricordo ogni frammento e ancora oggi conservo il biglietto d’ingresso. Non potevo immaginare che quella prima visita sarebbe stata l’inizio di un lungo viaggio nel mondo delle Oasi e per la conservazione della Natura.

Non potevo certo sapere che proprio alla gestione delle Oasi del WWF avrei dedicato una parte così intensa e importante della mia vita. Così come i miei due amici ancora non sapevano che uno, Marco Melodia, sarebbe diventato un affermato fotografo naturalista, e l’altro, Piero Papik Genovesi, un noto zoologo e oggi ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fauna Selvatica (ora Ispra).

C’è un altro ricordo che mi porto dietro perché nel tempo è diventato anche un punto di riferimento nella mia formazione sul campo, quello della guardia dell’Oasi. Era Gigi Calchetti, la presenza storica dell’Oasi, oggi in pensione, almeno così dice, ma sempre attivo. La sua presenza era tutt’uno con la laguna, era la sua voce, il suo umore, i suoi segreti. Da Gigi ho imparato a riconoscere il volo delle anatre e a come muovermi in palude.

Con lui ho inanellato decine e decine di anatre selvatiche. Ho anche raccolto i suggerimenti necessari per fare modelli di gestione da applicare in altre Oasi. La mia prima Oasi WWF mi ha aperto un mondo, mi ha fatto vivere emozioni che mi porto ancora dentro, mi ha fatto conoscere persone speciali.

Anche Fulco Pratesi  l’ho conosciuto in un’Oasi e da sempre è guida e riferimento, stimolo e presenza fondamentale, insostituibile, per me, per noi delle Oasi. La seconda Oasi fu il Lago di Burano.

Ancora Maremma, ancora una zona umida, ancora anatre, folaghe, gabbiani, aironi. In più il tombolo ricoperto dalla macchia mediterranea e la spiaggia, il mare. Proprio il tombolo e il profumo intenso del mirto, del ginepro, dell’elicriso, sono i ricordi che mi porto dietro e ancora oggi quando vado a Burano, riassaggio l’atmosfera della prima volta.

Poi fu l’Oasi di Persano, sul fiume Sele, in Campania. E qui andai, da solo, perché volevo vedere la lontra, il simbolo dell’Oasi. Un desiderio un po’ ingenuo perché non è così facile vedere la lontra. Ero però attratto da questo animale che avevo conosciuto nelle letture dei libri di Gavin Maxwell e in particolare di “L’anello delle acque lucenti”.

Anche allora non sapevo che proprio la lontra sarebbe diventata l’oggetto di anni di ricerca e passione sul campo e di tante battaglie per salvarne i luoghi di presenza.

Questi ricordi sono il modo migliore per raccontarsi ma soprattutto per aprire al significato delle Oasi del WWF. In tutte.

Qui l’incontro con la Natura è diretto, spontaneo, coinvolgente. Come gestori favoriamo il contatto, stimoliamo l’interesse, sollecitiamo la curiosità. Ogni Oasi, ogni volta, è sempre diverso.

I protagonisti e le atmosfere cambiano, anche se i luoghi sono gli stessi. Sarò andato decine e decine di volte a Burano, Orbetello e Persano, e ogni occasione era un’altra esperienza.

Nelle Oasi del WWF vogliamo mantenere intatti capitoli interi del grande libro della Natura e favorirne la lettura, a tutti. Non è facile, è impegnativo, spesso faticoso, ma è la nostra scelta e la nostra storia.

Antonio Canu

Direttore scientifico WWF Oasi

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